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I venti del Lago di Garda.
Vento termico proveniente da nord che spira dalla notte fino a metà mattina, soprattutto nei mesi che vanno da luglio a febbraio, con un'intensità media di 15 m/s.


Vento termico che soffia nei pomeriggi da sud verso nord, con un'intensità media di 10 m/s. Il periodo in cui è presente va da febbraio a settembre, con intensità sempre decrescenti.


è un vento tipicamente estivo e di forte intensità che soffia dalla valle di Ledro seguendo il solco del torrente Ponale, da cui ne deriva il nome, quando sul lago di Ledro si stanno scaricando temporali che non sono ancora giunti sul Garda.


O Balinot o anche Spisoca: è un vento proveniente da nord tipicamente invernale, originato da un forte abbassamento della temperatura spesso dovuto ad intense precipitazioni a carattere nevoso. Può raggiungere velocità fino a 20 m/s e dare luogo ad un forte moto ondoso.


O Andro: è un vento costante proveniente da sud-ovest che spira nel primo pomeriggio e che si protrae solo per poche ore interessando soprattutto il Basso Garda. A volte può però raggiungere l'alto Garda e soffiare anche di notte. Può raggiungere velocità fino a 10 m/s dando luogo ad onde irregolari soprattutto da metà lago in su.


è un vento costante proveniente da est sud-est e che soffia dalla sponda veronese verso quella bresciana. È dovuto a perturbazioni in corso nell'alto Adriatico o all'insorgenza della Bora; in tal caso, se il cielo a est sud-est di Peschiera diventa di colore scuro, si preannuncia l'arrivo di questo vento portatore di mal tempo. Può essere molto pericoloso per la sua forza e per il moto ondoso che origina.


è un vento spira da Garda in direzione di Sirmione .


è un vento originato dal maltempo che scende da San Vigilio interessando il basso Garda.


è un vento costante, solitamente di scarsa intensità, che si forma nel primo pomeriggio ad ovest di Fasano (fraz. Gardone Riviera) e soffia verso est fino al tramonto, raggiungendo anche il basso Garda. Può anche incanalarsi verso l'alto Garda ed acquistare forza per effetto Venturi, originando moto ondoso a partire da Tignale. È tipico del periodo estivo, porta bel tempo e rende il lago di color verde azzurro.


Nelle giornate serene, il sole scalda il suolo e l'aria che lo lambisce provoca, come avviene per ogni gas, la sua dilatazione. Essendo costretta fra le montagne, l'aria non può che salire seguendo i pendii; ne deriva una differenza di pressione atmosferica che richiama aria verso l'alto lago.


Questi venti costituiscono un meccanismo di risalita dell'aria ancora più localizzato; infatti, all'interno delle vallate, le prime ad essere raggiunte dai raggi solari dopo l'alba sono le creste, i pendii in quota e di conseguenza qui l'aria inizia prima il suo riscaldamento diurno espandendosi verso l'alto e richiamando altra aria dal fondovalle. Queste brezze raggiungono il loro massimo nelle prime ore del pomeriggio.


L
a brezza di mare è figlia della differenza di densità dell'aria che lambisce lo specchio d'acqua e le coste. Questo si crea perché l'acqua e la costa si scaldano in tempi molto diversi: l'acqua, infatti, si scalda molto più lentamente e quindi nelle giornate di sole avremo sulle coste una temperatura dell'aria maggiore e come accade per la brezza di valle, questa tende ad espandersi ed a richiamare altra aria.

L'Ora è figlia della somma di questi 3 fenomeni ma non va dimenticata l'importanza della forma a cono del lago che, per "effetto Venturi", fa in modo che l'aria acceleri fortemente nella risalita: ecco perché la maggiore intensità dell'ora si trova nella parte alta del lago.
Come possiamo intuire l'intensità dell'Ora dipenderà dalla differenza di temperatura che raggiunge il terreno da quella dell'acqua del lago: ecco spiegato perché l'ora dà il meglio di se nei mesi primaverili, quando il sole scalda bene le montagne e l'acqua del lago è ancora sui 7-10 C°.

Il Peler, invece, si forma dagli effetti opposti a quelli che generano l'Ora. Di notte la temperatura del suolo scende mentre quella dell'acqua no, per cui tutte le correnti prima descritte invertono il moto. Anche qui, l'intensità del vento è proporzionale al salto di temperatura fra acqua e suolo: il Peler sarà quindi più vigoroso in autunno, quando l'acqua è ancora molto calda a seguito della stagione estiva ed in montagna cominciano a fare i primi freddi notturni. Anche in inverno, nonostante le acque del lago si raffreddano intorno ai 6-7 C°, il nostro amato vento soffia potente sospinto dalle temperature rigide presenti sulle montagne innevate a nord del lago.

Occasionali e violenti fenomeni di Peler si incontrano tutto l'anno, quando si scatenano dei temporali a nord del lago, che portano ad un repentino abbassamento della temperatura in quelle zone.
Illustrati i meccanismi di formazione dei venti termici, vediamo come si forma il Phön, un vento che regala momenti magici più ai lariani che a noi gardesani, ma che spesso aiuta a rinforzare il Peler.
Come capiremo meglio dopo la spiegazione, la formazione del Phön è legata alla presenza di un pendio o di una catena di montagne come possono essere le Alpi per i nostri laghi.
Vediamo, quindi, cosa accade quando una massa d'aria che si sta muovendo in pianura incontra perpendicolarmente una catena montuosa: se l'aria è abbastanza secca, come quella di origine continentale, "si solleva sul versante sopravvento e, ancora non satura, si raffredda, per espansione adiabatica, di 1°C ogni 100 metri di ascesa; il raffreddamento durante la salita non è, in genere, sufficiente a far condensare sotto forma di nubi il modesto contenuto di vapore cosicché, una volta scavalcata la barriera, la massa d'aria discende sul versante opposto, riscaldandosi, per compressione adiabatica, di 1°C ogni 100 metri e assumendo così via via, alle varie quote, una temperatura uguale alla temperatura raggiunta sul versante opposto, sempre a parità di livello.
Se la corrente aerea è abbastanza umida, allora, quando incontra quasi perpendicolarmente una barriera orografica di notevole altezza ed estensione come, ad esempio, le Alpi o gli Appennini si manifestano i tipici fenomeni dello Stau e del Phön.

Per meglio comprendere il fenomeno si farà riferimento alla figura (VEDI GRAFICO), ove è schematizzata una sezione della catena alpina in un punto di 3.000 metri di altezza, nel momento in cui viene investita da un vento umido nord occidentale avente, alla base della barriera, una temperatura di 20°C.
Se la iniziale temperatura di saturazione della massa d'aria ascendente, nota come temperatura di rugiada, è di l0°C, i processi di condensazione e di formazione delle nubi avranno inizio intorno ai 1.000 metri e proseguiranno fino alla cima della catena.
L'insieme della corrente ascendente, delle nubi e delle precipitazioni sul versante sopravvento costituiscono appunto lo Stau.

A partire dalla quota alla quale inizia la condensazione, l'aria guadagna il calore ceduto dall'acqua nel suo passaggio dallo stato di vapore a quello liquido, per cui, durante il resto della salita, il raffreddamento è inferiore al 1°C ogni 100 metri, valore tipico per l'aria secca.
Nell'esempio in figura si è supposto un raffreddamento, molto realistico, di 0,5°C ogni 100 metri, cosicché la massa d'aria raggiunge la cresta con una temperatura di 0°C.

Appena scavalcata la barriera, l'aria comincia a scendere sul versante opposto, ormai quasi completamente secca, avendo perso gran parte del suo contenuto vapore sul lato sopravvento.
Pertanto, nel muoversi verso pressioni via via crescenti, l'aria viene compressa, riscaldandosi adiebaticamente di 1°C ogni 100 metri e giungendo così a valle, nell'esempio in figura, con un incremento di 10° C rispetto all'analoga quota iniziale prima di iniziare l'ascesa.

Questo vento di caduta, caldo e secco e che rende il cielo particolarmente terso e sereno, è chiamato Phön e da esso ha preso il nome l'asciugacapelli che appunto genera aria calda e secca.
Il miglioramento del tempo da esso apportato è piuttosto rapido e, sul versante padano, si propaga, con direttrice NW, dalle zone pedemontane del Piemonte alla Valpadana orientale in un arco di tempo di 6-9 ore.
Il Phön scende dalla montagna con notevole irruenza, provocando lungo tutto il versante sottovento correnti discendenti anche di 3.000 ft/minuto e vortici turbolenti nel piano verticale di violenza impressionante.

Il fenomeno dello Stau e del Phön si verifica ovviamente anche in presenza di venti meridionali forti e umidi quasi perpendicolari alla catena alpina, come lo scirocco. In questo caso lo Stau interessa il versante padano con precipitazioni che, specie nel primo autunno, danno luogo a frequenti nubifragi sulle zone pedemontane alpine a causa della elevata umidità delle correnti sciroccali.
Il Phön invece investe il versante nord svizzero e austriaco con fenomeni molto più intensi di quello padano perché la temperatura iniziale delle masse d'aria in ascesa sul versante meridionale alpino è ora intorno ai 15-20° C, cosicché sul versante opposto si possono raggiungere, con estrema facilità, 25-30° C nel volgere di poche ore, anche in pieno inverno.

Purtroppo l'asse del Garda è diretto a NNE, per cui il Phön fatica ad incanalarsi e quando ci riesce devia il Peler dal suo abitale percorso investendo spot normalmente saltati da esso e facendo rimanere altri senza vento.

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